|
L’Italia della diaspora in mostra al Vittoriano di Roma
L’emigrazione calabrese dal 1876 al 2008
Dal 24 ottobre 2009 e sino al 2012 il Complesso Monumentale del Vittoriano romano ospita il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana. E’ una delle più interessanti mostre mai allestite sulla nascita e sviluppo della diaspora italiana nel mondo. Un viaggio attraverso documenti, immagini e filmati che raccontano, regione per regione, tutte le fasi degli Italiani che decisero di sconfiggere la miseria andando in luoghi lontani. Ma con la propria terra nel cuore.
di Bruno Cimino
foto A.C. Tropeana
Roma - Sebbene alcuni studiosi tendano a parlare di emigrazione iniziando dal Medioevo, è più serio inquadrare tale fenomeno partendo dall’Unità d’Italia. Ma quella della data, legata all’inizio dei flussi migratori delle persone, non è l’unica componente che non convince, l’altra sono i motivi che si vorrebbero al plurale, ma essenzialmente legati ad un solo problema: la miseria.
Lo Stato italiano incominciò a registrare gli emigranti dal 1876; da questo anno sino alla Grande Guerra furono 14 milioni gli Italiani che decisero di sconfiggere la miseria facendo le valige.
In Europa si riversarono circa sei milioni di persone (dal 1876 al 1915); ma è l’America la destinazione preferita, ed il 26% di emigranti italiani scelse il Sud, ossia il Brasile, l’Argentina, l’Uruguay.
Solo a Buenos Aires nel 1905 vennero registrate 246.398 presenze di Italiani.
Dal 1901 il nord America offrì maggiori garanzie e per questo, per molti anni, furono circa 500.000 gli Italiani che sbarcarono a Ellis Island.
Per quasi dieci anni, ossia della fine della Prima Guerra Mondiale e poi a causa della grande crisi del 1929 si registrò un rallentamento del fenomeno emigratorio, sia nel Vecchio che nel Nuovo continente.
E’ scontato osservare che l’emigrazione da una parte destabilizzò lo sviluppo interno lasciando scoperti ampi settori lavorativi e favorendo, dall’altra, i luoghi dove c’era bisogno di manodopera perché si costruivano fabbriche e si aprivano vastissime pianure alle coltivazioni e quindi allo sviluppo agricolo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale e per circa trent’anni l’emigrazione italiana riprese la strada che porta lontano dalla miseria. Si va dove c’è il lavoro anche se in tutti la patria rimane nel cuore. 
Ai paesi dove da sempre si emigrava ora si aggiungono altre mete come l’Australia ed il Venezuela il Canada, la Francia e la Svizzera, tanto per citare alcune destinazioni.Restringendo il campo visivo sulla sola Calabria, i dati più evidenti che spiegano il dissanguamento della forza lavoro regionale emergono in modo significativo già da quando in Italia si iniziò a registrare ufficialmente il flusso migratorio, ossia dal 1876.
Per meglio comprendere tale esodo ecco una tabella che spiega il movimento dell’emigrazione calabrese nel mondo:
|
Anno
|
Espatri
|
Picco maggiore
|
Picco minore
|
|
Dal 1876 al 1915
|
879.031
|
Nel 1905 con 62.290 emigranti
|
Nel 1876 con 902 emigranti
|
|
Dal 1916 al 1945
|
281.480
|
Nel 1920 con 51.666 emigranti
|
Nel 1942 con 6 emigranti
|
|
Dal 1946 al 1976
|
752.372
|
Nel 1957 con 38.060 emigranti
|
Nel 1946 con 2.969 emigranti
|
|
Dal 1977 al 2005
|
150.335
|
Nel 1977 con 10.579 emigranti
|
Nel 1988 con 1.217 emigranti
|
Nel 2006 i calabresi nel mondo sono 279.142
Nel 2007 i calabresi nel mondo sono 312.070
Nel 2008 i calabresi nel mondo sono 329.912
Nel 2008 sono così suddivisi:
|
Argentina
|
73.408
|
|
Germania
|
62.487
|
|
Svizzera
|
41.836
|
|
Francia
|
34.886
|
|
Canada
|
25.853
|
|
Australia
|
24.910
|
|
USA
|
16.920
|
|
Brasile
|
12.992
|
|
Altri Paesi
|
35.620
|
Nel 2009 la Calabria conta poco più di due milioni di abitanti.
La domanda, che non si trova ovviamente nella bellissima mostra del Vittoriano, è: cosa è cambiato in meglio per i cittadini della diaspora calabrese? E cosa ha significato in termini di sviluppo sociale ed economico questo sacrificio che ha dissanguato la regione?
|